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Importanti conferme nel corso del convegno di Villaggio amico a Gerenzano

Prevenire l'Alzheimer con la dieta mediterranea




dieta_mediterranea_e_alzheimerFrutta e verdura, olio di oliva, pesce e cereali prevengono patologie neurodegenerative come l'alzheimer. E, senza esagerare, anche il vino può avere un ruolo da protagonista. Queste alcune delle conclusioni a cui è giunto il convegno “L’Alimentazione nella persona con malattia di Alzheimer: prevenzione e/o cura (?)”, promosso da Villaggio Amico in occasione della XX Giornata Mondiale Alzheimer, che ha coinvolto nutrizionisti, geriatri, psicologi e sociologi, operatori e familiari, per condividere esperienze e far luce sui benefici di una corretta alimentazione negli anziani e nei malati di Alzheimer. A seguire i lavori, un folto pubblico di operatori specializzati, di familiari e di addetti ai servizi di assistenza.

I dati riportati durante la mattinata negli interventi dei relatori, basati su ricerche ed esperienze cliniche, hanno evidenziato che certe tipologie di alimenti possono prevenire e rallentare il declino cognitivo. In particolare frutta e verdura, olio di oliva, pesce e cereali, caratterizzano il regime alimentare più idoneo per prevenire e ritardare i sintomi dell'Alzheimer. “Le analisi dietologiche hanno dimostrato, in molti casi, che scarsi consumi di grassi saturi e di vitamina B12 potrebbero suggerire maggiori probabilità di sviluppo di demenze cognitive”, é il commento di Eugenia Dozio, dietista nell’Università degli Studi dell'Insubria di Varese. ”Si fa prevenzione  soprattutto fornendo apporti nutrizionali adeguati di tutti i principi nutritivi. La dieta migliore? Quella mediterranea, con consumo di verdure a foglia verde scuro, cavoli, pomodori, pesce azzurro, olio e cereali”, conclude la dottoressa Dozio.

Nell’alimentazione in generale e quindi anche in quella della persona anziana il vino ha un ruolo significativo; a volte bandito dalle diete torna infatti sulle tavole di chi vuole migliorare il proprio stato di salute. Senza ovviamente esagerare, studi hanno dimostrato che un bicchiere di vino rosso a pasto non solo fa bene ma ha effetti neuro-protettivi.

La dottoressa Molinari, sociologa nell’Università di Genova, ha aperto gli interventi sottolineando l'importanza del pasto come momento di socializzazione e di condivisione che, pur con caratteristiche diverse, pervade tutte le fasi della vita di una persona, dalla nascita alla vecchiaia. “Per questo – ha specificato Beba Molinari - diventa molto importante che chi si occupa del malato di Alzheimer condivida con lui il momento del pranzo, o della cena, ricreando una normale routine che può essere fondamentale anche per ridimensionare meccanismi negativi come il senso di solitudine e la mancanza di relazionalità”.

Paola Chiambretto, neuropsicologa, Coordinatrice del Nucleo Alzheimer di Villaggio Amico, ha portato l'esperienza del suo reparto sottolineando proprio l'attenzione particolare che viene dedicata al contesto che si muove attorno al momento del pasto per garantire il mantenimento di un buono stato nutrizionale nell’ospite.

“E’ fondamentale ad esempio – spiega la dottoressa Chiambretto – osservare un timing preciso nel servire i pasti senza creare lunghe pause di attesa. Il paziente Alzheimer ha, infatti, molte difficoltà a stare seduto a tavola per troppo tempo. Elaboriamo menu che siano facilitanti per l’ospite: pasta corta, vellutate di verdura, polpettoni e frittate e piatti che appagano palato e vista grazie a un mix di colori vivaci e di aromi e profumi tradizionali. Cerchiamo anche di creare un'atmosfera rilassata con una musica soffusa che accompagna il momento dei pasti e in qualche modo aiuta anche a scandire i diversi momenti della giornata. Anche la scelta dei posti a tavola gioca un ruolo importante perché la persona si trovi maggiormente a proprio agio. Giuste accortezze e attenzioni personalizzate per evitare quel CPNI (Calo Ponderale Non Intenzionale) che può alla lunga portare a malnutrizione”, conclude Paola Chiambretto.

Daniele Perotta, dirigente medico presso l'USD Centro Regionale Alzheimer, ha portato in evidenza la possibilità di utilizzare anche gli integratori alimentari per contrastare il decadimento cognitivo. “Nel panorama dei prodotti a disposizione, recentemente è stato commercializzato un integratore innovativo, che contiene tutti gli elementi della dieta mediterranea e aiuta i pazienti a migliorare le loro performance cognitive contribuendo al rallentamento del declino” - dichiara il dottor Perotta. “Devo dire che nella mia esperienza clinica quotidiana ho registrato riscontri positivi soprattutto nelle prime fasi della malattia”.

“Quando si parla di alimentazione bisogna distinguere tra fragilità nutrizionale e malnutrizione” – ha spiegato Alfredo Vanotti, professore in Dietetica e Nutrizione nelle Università Statale e Bicocca di Milano. “La prima può regredire più facilmente, mentre la malnutrizione potrebbe diventare cronica: è bene quindi intervenire subito. Ma non sempre è facile per chi si occupa di queste persone accorgersi dell'insorgere di un problema. Per questo credo sia molto importante formare i caregiver, aiutarli nel comprendere il fabbisogno della persona e accompagnarla nelle diverse fasi della malattia”. Il concetto di fragilità nutrizionale, la necessità di sensibilizzare gli operatori fornendo loro suggerimenti e consigli per una corretta gestione dell’alimentazione negli anziani e nelle persone più fragili sono i temi di un progetto di formazione-informazione che il professor Vanotti sta conducendo con Auser Lombardia e Università Ludes di Lugano.

I dati emersi nel corso del convegno sottolineano il forte impatto socioeconomico  che deriva dalla crescita dei casi di malattia di Alzheimer. Negli Stati Uniti, ad esempio, studi e ricerche hanno calcolato che nel 2050 le persone affette da Alzheimer saranno triplicate rispetto ai 5 milioni di malati attuali e i costi per l'assistenza lieviteranno fino a toccare la cifra di mille miliardi di dollari l'anno. Risulta quindi molto importante, anche per un benessere socio-economico e sanitario, cercare di ritardare e rallentare i processi dell'invecchiamento celebrale. 

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