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Dimezzata la mortalità ma c'è ancora poca prevenzione

Salute, l'infarto fa meno paura




infarto_400_01In Italia l'assistenza in caso di infarto funziona e una crisi cardiaca fa meno paura rispetto al passato: in dieci anni la mortalità si è più che dimezzata passando dal 9,8% al 3,9%, anche se il numero di infarti è rimasto costante, circa 200 mila l'anno registrati ufficialmente ma si stima che ce ne siano altrettanti (meno gravi e spesso non percepiti neanche dal paziente). Gli ultimi dati arrivano dal Registro Eyeshot dell'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (Anmco) presentati in occasione del congresso nazionale che tuttavia indicano come la situazione possa ancora migliorare.  

La prevenzione infatti è tuttora carente e le crisi cardiache si presentano spesso proprio fra coloro che hanno fattori di rischio che sarebbero dovuti essere stati controllati come l'ipertensione, riscontrata nel 67% dei casi o il colesterolo alto, presente nel 45% dei pazienti. In media, ha spiegato Francesco Maria Bovenzi, presidente uscente dell'Anmco, l'età media dei pazienti ricoverati è di 68 anni ma oltre uno su tre ha più di 75 anni e le donne continuano ad essere mediamente più protette dagli attacchi cardiaci, probabilmente anche perchè sono più virtuose nei comportamenti alimentari e negli stili di vita.

 La buona notizia è però quella che non esistono più le incolmabili differenze fra le regioni e un pò ovunque nelle unità di terapia intensiva coronarica i pazienti ricevono le cure adeguate in tempi brevi. "I dati raccolti mostrano che siamo ormai diventati bravissimi a curare l'infarto - osserva Leonardo De Luca, coordinatore del Registro - e l'angioplastica è eseguita nella maggioranza dei casi e gran parte delle regioni raggiunge l'obiettivo di qualità nelle procedure. Altrettanto efficacemente viene realizzata la terapia farmacologica".

 A sottolineare i successi assistenziali è stato anche Michele Gulizia, il neo eletto presidente dell'Anmco, che però sottolinea: "la progressiva e notevole riduzione della mortalità per le malattie cardiovascolari rischia di essere compromessa dalla frammentazione delle competenza cardiologiche prevista nei nuovi sistemi organizzativi ospedalieri che minano l'unicità e l'insostituibilità, in un momento in cui anche la spending review mette a dura prova i nostri organici".

Fonte: Ansa

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   Martedì 03 giugno 2014